Sarò molto diretta, schietta, cruda. La pandemia mi ha peggiorata sia nella parola scritta che in quella detta.
Arriverò al sodo, ringraziando però subito Spazio Rizzato per questa bellissima opportunità di espressione e confronto in una rubrica bellissima. Grazie Gabriele, grazie Alice.
Questo momento di “pausa” per l’altro mondo mi ha sveltita nella comunicazione e spero che questa controindicazione si rifletta anche nel mio lavoro artistico magari con più capacità di sintesi. L’altro mondo è quello normale, quello che non appartiene al mondo dell’arte e soprattutto a noi artisti, che in pausa non ci andiamo mai o, forse, ci siamo da sempre!
Vorrei fare una piccola premessa parlando di alcune riflessioni fatte in questi mesi, per poi parlarvi di come tutto ciò ha influenzato il mio lavoro.
La principale tra tutte è che: non c’è più tempo!
Non c’è più tempo da investire in convenevoli incertezze o tentennii.
Non c’è più tempo per aspettare che un progetto venga finanziato.
Non c’è più tempo per aspettare che le persone si evolvano verso l’approccio giusto.

Non c’è più tempo per rimandare a “tempi migliori” argomenti importanti che riguardano noi stessi, il nostro benessere e quello del pianeta in cui viviamo.
Il lock-down (che per me è stato piuttosto “lock-up”, visto che ho lavorato moltissimo!) forse ha ridato valore al tempo e con certezza ho compreso la lezione principale sul suo immenso valore. Ma cosa c’entra questo con l’arte? L’arte contemporanea per me ha il compito, meglio dire il dovere, di aprire una finestra sul mondo e quindi sull’animo umano. E se la guardo in questo modo abbiamo fallito in tanti. Tantissimi. Perché ancora oggi moltissime persone si nascondono dietro l’incomprensione di un’opera d’arte contemporanea con la convinzione di non riuscire ad avvicinarsi all’intenzione dell’artista o al suo significato nascosto (sempre che poi ci sia!).

La verità, io credo, è che oggi questa scusa non regge più. La verità, io credo, è che oggi bisogna trovare il coraggio di aprirsi e, davanti ad un’opera d’arte, mettersi in gioco e specchiarsi, per cercare, scoprire e trovare una parte di sé stessi. La verità è che se spesso i tecnici del mondo dell’arte hanno in qualche modo allontanato il pubblico facendolo sentire inadeguato e oggi ci troviamo con uno strumento incredibilmente potente…e scarsissime capacità di utilizzo. Ed io odio gli sprechi in generale.
È la mia verità ovviamente, ma sento fortemente che questo momento storico stia portando con sé un profondo cambiamento del quale siamo protagonisti, volenti o nolenti. Siamo entrati nell’epoca del “noi”. L’”io” non regge più: molto del mondo che abbiamo costruito fino a oggi ce lo dimostra.

Dall’io al noi. La figura dell’artista (in tutte le forme d’arte) oggi più che mai, assume un ruolo fondamentale, di esempio. Non solo perché un qualsiasi rinascimento nella storia è stato generato dall’arte in tutte le sue forme, ma proprio perché l’artista è una figura che sviluppa tratti sociologici e antropologici che nel caso di future frequenti pandemie fungerà da modello.
L’artista sa vivere in quarantena, sa isolarsi dal mondo. Sa sovvertire rapidamente le priorità mettendo una nuova idea o un nuovo progetto…prima di tutto, come se dovesse metterlo in sicurezza dalle distrazioni, dai rischi. L’artista è abituato che alla fine del mese non arriva lo stipendio, e deve spesso stare calmo mentre inventa, produce, investe…L’artista ci crede quanto un imprenditore… e spesso ha solo un gran talento e poche nozioni che invece alcuni percorsi professionali regalano, quindi… l’artista studia, prova e studia ancora.
Ed oltre a tutto questo l’artista normalmente si spoglia, si mette a nudo. Questo richiede un coraggio pazzesco
.

La situazione mondiale che stiamo vivendo richiede un atteggiamento molto simile. Resilienza, coraggio, priorità, freddezza nelle decisioni, confini nuovi, spazi e tanto equilibrio.
Tuttavia, se guardando, un’opera di arte contemporanea si cerca solo l’artista e il significato che voleva esprimere, e non se stessi, si perde una grande occasione. Questo è, io credo, una delle grandi forze dell’arte contemporanea: riuscire a parlare delle persone.
Quando ho compreso che la mia arte era a tutti gli effetti un’arte relazionale, ho accettato il fatto che la mia ispirazione arrivasse dalle relazioni umane, e che il mio talento più grande (vedere il bello) dovesse essere messo a servizio degli altri, permettendo quindi di potersi vedere in modo diverso, provando a cambiare il punto di vista su sé stessi e sull’altro. Io lo faccio attraverso il calco generalmente, ma ogni mia creazione sottende l’ossessione di cambiare e far cambiare il punto di vista sulle cose. Prima il mio ovviamente e poi quello degli altri.

Il lock-down, anche se proprio non mi piace come termine, mi ha permesso di sovvertire forzatamente una dinamica che da anni non riuscivo a modificare. Lavorare con l’altro è spesso una scusa per non guardarsi dentro, e anche se specchiandomi negli altri mi ritrovavo e ogni mio lavoro ovviamente ha sempre parlato soprattutto di me…era necessario ora che il processo partisse da me, e quindi dal mio corpo. Quindi per la prima volta ho performato con me stessa, mi sono fotografata, calcata. A breve aggiornerò il mio sito con qualche lavoro, intanto vi mando le immagini dell’installazione AEQUILIBRIUM , che ho creato per “Endecameron 2020 digital edition”, un progetto magnifico che mi ha permesso non solo di lavorare e confrontarmi con artisti davvero eccellenti, ma è stato di grandissimo stimolo per lavorare su qualcosa di nuovo.

Paola Michela Mineo

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POSSIBILI SCENARI #KeepInArt è il progetto virtuale di Spazio Rizzato a cura di Gabriele Cavedon, tratto da un’idea di Alice Traforti. E’ il momento della creatività e con questo spirito nasce una rubrica a puntate settimanali, ideata e creata per raccontare storie di innovazione ed espressione artistica con gli artisti, gli autori e i performer che negli anni sono stati ospiti di Spazio Rizzato, trasformando la delicata situazione attuale in un’occasione di arricchimento culturale. Ogni venerdì un nuovo episodio, raccontato attraverso dei testi scritti dagli artisti e alcune immagini, per sapere come hanno vissuto durante il lock down, scoprire se l’avvento del Coronavirus ha cambiato le loro modalità di approccio al processo creativo e quali desideri e prospettive sognano per la ripartenza del mondo dell’Arte.

#spazioRIZZATO #KeepInArt