Caro Gabriele,
non riesco a scrivere un messaggio positivo in questo momento. Potrei parlare della mia esperienza allo Spazio Rizzato: quello che ho vissuto nel tuo spazio culturale ha un’intensità che ho raggiunto in pochi teatri, anche i più belli. Conosco te, tua madre e tuo padre, e posso dire che Spazio Rizzato è ricco di umanità; ti dico la verità, un po’ mi dispiace che si trovi qui, perché non so quanto venga apprezzato veramente. Anche se presumo tu abbia dei riscontri molto positivi, penso che ci dovrebbe essere la fila fuori tutti i giorni per chiedere che venga riaperto! Purtroppo, questo non succede, non tanto per il Covid-19, ma per il “virus” che si insidia nella testa delle persone. Come si evince da queste mie prime righe, non sono molto positivo nei confronti dell’arte italiana e questo per un motivo molto semplice: ho partecipato a tutti i gruppi e i comitati che in qualche modo hanno tentato di capire come fare per risorgere, ma ognuno pensa a sé stesso. Mi dispiace dirlo, perché io speravo che questa quarantena, questa malattia che in qualche modo ci ha colpito tutti, ci facesse vedere le cose in un’ottica diversa, sognavo che ci facesse capire meglio il ruolo della cultura. Invece, purtroppo, l’ego è emerso in maniera eclatante con video su Facebook, con i social intasati di monologhi, dirette e canzoni… quando, invece, a mio avviso, l’arte avrebbe dovuto fare silenzio e manifestarsi in maniera meno egocentrica, evitando di mettere semplicemente in mostra il proprio gruppo, la propria associazione, la propria compagnia, il proprio modo di considerare l’arte. Soprattutto ho visto una grande strumentalizzazione del malessere altrui. Quindi no, non sono positivo, non lo sono per il futuro culturale italiano. Sono, invece, positivo sul valore dell’arte, questo sì, anzi penso che ancora più di prima ci sia bisogno di fare cultura e ritengo che questo bisogno sia l’unico vero contrasto alla paura, la paura, che più ancora della malattia, ci fa morire dentro e fuori.

Una scena dello spettacolo “Odissea”, di e con Valentina Tropiano e Nicola Caruso

Nel mio piccolo ho iniziato a fare attività e progetti a donazione libera; penso che questo mi garantisca di non mettere troppo ego in quello che faccio. Inoltre, cerco di vendere gli spettacoli, con la consapevolezza che lo spettacolo dovrebbe essere un momento di trasformazione. Continuerò a fare arte, la farò in maniera più precisa e ricercata, ma in maniera dissidente, non tanto verso le persone, che trovo meravigliose, ma verso i sistemi artistici e culturali che sono invece bigotti e impauriti nel tentativo di non soccombere esclusivamente alla crisi economica.

Credo, infine, che solo la condivisione e l’amore reciproco passano cambiare veramente le cose: dobbiamo continuare a “fare” anche quando non ne avremmo voglia.

Nicola Caruso

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possibili scenari #keepinart spazio rizzato

POSSIBILI SCENARI #KeepInArt è il progetto virtuale di Spazio Rizzato a cura di Gabriele Cavedon, tratto da un’idea di Alice Traforti. E’ il momento della creatività e con questo spirito nasce una rubrica a puntate settimanali, ideata e creata per raccontare storie di innovazione ed espressione artistica con gli artisti, gli autori e i performer che negli anni sono stati ospiti di Spazio Rizzato, trasformando la delicata situazione attuale in un’occasione di arricchimento culturale. Ogni venerdì un nuovo episodio, raccontato attraverso dei testi scritti dagli artisti e alcune immagini, per sapere come hanno vissuto durante il lock down, scoprire se l’avvento del Coronavirus ha cambiato le loro modalità di approccio al processo creativo e quali desideri e prospettive sognano per la ripartenza del mondo dell’Arte.

#spazioRIZZATO #KeepInArt